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Mariacarmela Abbruzzese,* Enrico Vincenti**

Leggere critiche e commenti così ricchi e costruttivi ci ha reso parti- colarmente lieti, perché constata l’importanza dello scambio e del con-fronto come ricchezza per una ricerca basata su approfondimento e studio continuo. Spesso, in corsa con gli impegni della vita, rischiamo di perdere queste occasioni che invece risultano essere una risorsa fondamentale per qualsiasi idea rispettabile, in qualunque ambito professionale. Per questo vogliamo ringraziare Laura Polito e Fabio Vanni che ci hanno proposto di scrivere questo articolo e i colleghi e le colleghe commentatori Griselda Bruceti, Elena Cofano, Chiara Inzoli, Paola Isabello, Roberta Michelazzo, Chiara Rizza, Angelica Rizzo Scaccia, Raffaelina Magnoli, Gianfranco Bruschi, che hanno avuto voglia di divertirsi insieme a noi in questo gioco così frut-tuoso con i loro puntuali riferimenti e appunti sul lavoro proposto. Lo sguar-do del terapeuta, il suo orientamento teorico e la concezione dell’umano portano ciascuno a leggere ciò che osserva e orientano la proposta clinica. Ricca e articolata è la loro argomentazione: toccano punti nodali, intro-ducono argomenti e concetti che meriterebbero di essere ripresi da noi. Per la natura di questo confronto, scegliamo di individuare alcuni aspetti salien-ti in modo da approfondire la nostra proposta. Pensiamo che un punto in comune possa essere il riferimento ad una cli-nica aperta, che coniughi singolarità del soggetto e complessità del vivente all’interno del suo contesto. Quindi una clinica che non si accontenta di rispondere semplicisticamente alla richiesta, ma che osserva e compone quanto emerge nell’incontro per una proposta funzionale al processo tera-peutico del singolo soggetto sofferente. Le dr.sse G. Bruceti, E. Cofano, C. Inzoli, P. Isabello, R. Michelazzo, C. Rizza, A. Rizzo Scaccia, pongono l’attenzione sul sistema famiglia, sul paziente designato e sullo stato emotivo del terapeuta. Fanno presente che il sistema famiglia ha un suo processo, in interazione con l’ambiente. Inoltre, sottolineano come il sistema famiglia tende a trasformarsi nell’in-contro, includendo lo stesso terapeuta nel sistema. Sostengono, inoltre, rife-rendosi a M. Andolfi, l’opportunità del passaggio dal singolo al contesto, valorizzando le risorse della famiglia in un processo evolutivo per trovare modalità di auto-cura.
(…)

NOTE

*Psicologa, Psicoterapeuta, Psicoanalista SIPRe-IFPS; Socia fondatrice dell’areaProspettiva Gruppo e Famiglia; Membro de ‘IL PRUNO Centro Studi Famiglia e Gruppo’; Docente di Clinica presso la scuola di Specializzazione in Psicoanalisi della Relazione (SIPRe), Italia. E-mail: abbruzzesemaric@gmail.com **Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Supervisore SIPRe-IFPS; supervisore in Psicoanalisi della Relazione di Gruppo e della Famiglia. Membro de ‘IL PRUNO Centro Studi Famiglia e Gruppo’; Docente di Clinica Psicoanalitica presso la Specializzazione in Psicoanalisi della Relazione (SIPRe), Italia. E-mail: evince57@gmail.com

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