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Il setting pone la questione delle condizioni attraverso le quali è possibile occuparsi del disagio, delle difficoltà e della sofferenza umana.
Esso fa riferimento ad un metodo e di conseguenza ad una teoria, ma non solo , poiché le teorie non nascono nel deserto ma sono figlie di una cultura e hanno implicazioni epistemologiche.
 
Quindi per occuparsi della sofferenza umana e per costruire le condizioni di lavoro (setting) efficaci, con consapevolezza, attenzione e responsabilità, è necessario fare i conti con la visione dell’uomo di oggi che ognuno ha, portandola dal livello implicito a quello esplicito.
 
Ogni teoria e ogni metodo sono nati in un periodo storico e sullo sfondo di una Weltanschauung ( di una visione del mondo e della vita).
Per cui Freud è figlio del suo tempo e la sua proposta di cura rientra all’interno della sua visione del mondo. La proposta di un metodo di cura specifico orientato al mondo intrapsichico ne è la diretta conseguenza.  La nevrosi era la sofferenza di cui si riteneva di potersi occupare poiché rispondeva alle esigenze della teoria psicoanalitica fondata sul presupposto che la realtà intrapsichica sia organizzata dal conflitto psicosessuale inconscio. Da ciò ne deriva che l’oggetto di conoscenza specifico per la psicoanalisi  è l’inconscio individuale, intrapsichico di origine psicosessuale, nel conflitto tra esigenze biologiche e sociali.
 
Sebbene più volte avesse sostenuto la possibilità di  una estensione del metodo psicoanalitico al di là della cura, naturalmente non era facile per Freud andare oltre la concezione della cura individuale delle psiconevrosi, bocciando di fatto gli stimoli e le proposte trasgressive degli allievi e collaboratori (Ferenczi e Rank in particolare).
 
L’andare oltre la cura individuale, e quindi oltre il modello principe della psicoanalisi, pone delle questioni epistemologiche, poiché, come sostiene René Kaës tocca i fondamenti della teoria. “L’estensione della psicoanalisi a dispositivi di lavoro psicoanalitici plurisoggettivi, ossia con e tra un insieme di soggetti, rende conto di una forma inedità di  psicoanalisi applicata” pos 689. Inizialmente per Kaës , si presta attenzione al soggetto singolo: “è la relata psichica inconscia  di tale soggetto che lo interessa : l’organizzazione del suo mondo interno e dei suoi conflitti, la sua sofferenza, le vicissitudini della sua  storia attraverso le sue trasformazioni e le sue impasse, il processo della sua  soggettivazione. ad essere oggetto della loro attenzione è anche lo spazio creato dall’incontro tra questa soggettività e quella dell’analista, e quest’attenzione è il garante del processo di lavoro psicoanalitico. (pos 707)
L’occuparsi di questa relazione ha portato diversi analisti ad indagare altri ambiti e applicare la psicoanalisi ad altre forme di sofferenza; rimanendo comunque sempre all’interno del “metodo o interesse principe”, l’inconscio, la cura individuale e l’intrapsichico.

Con Kaës abbiamo una estensione della psicoanalisi, una estensione che pur mantenendo l’oggetto specifico di interesse analitico: l’inconscio , esplora altri ambiti di pertinenza, di costituzione e analisi dell’inconscio. Possiamo tracciare questo passaggio dall’intrapsichico all’intersoggettivo, o come direbbe Kaës, dal soggetto “singolo” al soggetto “plurale”.
La ricerca si concentra su differenti spazi dell’inconscio: lo spazio intrapsichico, lo spazio intersoggettivo e lo spazio trans-soggettivo. Non solo lo studio e la ricerca dell’inconscio in questi spazi, ma anche l’articolazione degli spazi fonte di sofferenza ma anche di possibilità di soggettivazione. Di conseguenza l’attenzione principe si concentra sul lavoro psichico imposto al soggetto dal legame.
La proposta di Kaës, meticolosa e attenta nel rispetto delle esigenze epistemiche, volge verso l’analisi delle organizzazioni del legame nello spazio intersoggettivo, fonte e produttore di inconscio, e di conseguenza di sofferenza.
 
Da qui la proposta di occuparsi delle articolazioni intersoggettive e dei dispositivi pluri- individuali per la ricerca e la cura della sofferenza. Ci si occupa quindi di creare dispositivi ad hoc di cura, i dispositivi “artefatti” di terapia di gruppo, così come ci si occupa della analisi della sofferenza nei legami di coppia, di famiglia, di gruppo  e delle istituzioni.
Ci sembra comunque che questi dispositivi hanno l’obiettivo di occuparsi dell’inconscio prodotto dalle esigenze del legame, di analizzarne i contenuti e le articolazioni . Di fondo l’estensione della psicoanalisi mantiene il suo oggetto d’indagine: l’inconscio.
 
Un modo diverso di approcciare la sofferenza viene avanzata da Michele Minolli con la proposta di una visione meta-teorica dell’Io-soggetto. La sofferenza non più attribuita ad esigenze intrapsichiche nel conflitto tra istanze biologiche ed esigenze culturali, neanche come derivato di particolari tipi di legami, ritenuti patologici, ma una sofferenza connessa allo svolgersi della vita del singolo Io- soggetto e alla difficoltà ad occuparsi attivamente della propria esistenza e a riconoscersi per quello che si è come risultato della propria storia e del proprio processo di vita.
 
La proposta àncora il soggetto alla propria configurazione e al proprio processo, accogliendo rispettosamente ciò che è per accompagnarlo nel riconoscersi, ma al contempo contempla la possibilità di accedere ad una qualità differente attraverso l’accettazione attiva della propria condizione.
 
Il prendersi cura del soggetto e della sua sofferenza, non porta ad occuparsi dell’inconscio e neanche dei legami ritenuti disfunzionali, ma con una rivoluzione concettuale, ritiene che i legami siano le modalità che il soggetto ha trovato per attuare se stesso e pertanto hanno una loro funzionalità per tutti i contraenti e partecipanti. L’accompagnare il soggetto ad occuparsi dei propri legami vuol dire accompagnarlo ad occuparsi delle implicazioni dei propri investimenti espressi nei legami.
E questo compito può avvenire in molte modalità, dal rapporto individuale al rapporto di coppia, famiglia o gruppo.

Nella costituzione di un gruppo di terapia, gli apriori teorici ed epistemici sono fondamentali e ricadono nella messa a punto di un setting che faciliti le condizioni di lavoro per costruire linguaggi condivisi, interazioni, dinamiche ed investimenti: cuore della nascita di un gruppo.
Altrettanto importanti sono le regole di lavoro di setting atte a sostenere un gruppo che, dopo la fase di organizzazione iniziale, permetta ad ogni singolo membro del gruppo di fare i conti con la propria sofferenza e con le ricadute delle implicazioni dei propri legami, nella direzione di sostenere una maggiore presenza a sé stessi.
Vignetta clinica

Which setting for the suffering of the subject today

The setting raises the question of the conditions through which it is possible to take care of human distress, difficulties and suffering. It refers to a method and consequently to a theory, but not only, since theories are not born in the wilderness but are daughters of a culture and have epistemological implications.
Therefore, in order to deal with human suffering and to construct effective working conditions (settings), with awareness, attention and responsibility, it is necessary to come to terms with the vision of today’s man that everyone has, bringing it from the implicit to the explicit level.
Every theory and every method originated in a historical period and against the background of a Weltanschauung (a world and life view). Hence Freud is a child of his time and his proposal of a cure falls within his world view. The proposal of a specific method of treatment oriented to the intrapsychic world is a direct consequence of this. Neurosis was the suffering he felt he could deal with because it met the demands of psychoanalytic theory based on the assumption that intrapsychic reality is organised by unconscious psychosexual conflict. From this it follows that the specific object of knowledge for psychoanalysis is the individual intrapsychic unconscious of psychosexual origin in the conflict between biological and social needs.
Although he had repeatedly argued for the possibility of an extension of the psychoanalytic method beyond the cure, it was of course not easy for Freud to go beyond the conception of individual treatment of psychoneurosis, effectively rejecting the stimuli and transgressive proposals of his students and collaborators (Ferenczi and Rank in particular).
Going beyond individual treatment, and thus beyond the princely model of psychoanalysis, raises epistemological questions, since, as René Kaës argues, it touches the foundations of theory. “The extension of psychoanalysis to multi- subjective psychoanalytic working devices, i.e. with and between a set of subjects, accounts for an unprecedented form of applied psychoanalysis” pos 689. Initially for Kaës, attention is paid to the individual subject: “it is the unconscious psychic relata of that subject that interests him: the organisation of his internal world and its conflicts, his suffering, the vicissitudes of his history through its transformations and impasses, the process of his subjectivation. To be the object of their attention is also the space created by the encounter between this subjectivity and that of the analyst, and this attention is the guarantor of the process of psychoanalytic work. (pos 707).
Dealing with this relationship has led a number of analysts to investigate other areas and apply psychoanalysis to other forms of suffering; however, always remaining within the ‘method or principal interest’, the unconscious, the individual and the intrapsychic.
With Kaës we have an extension of psychoanalysis, an extension that while maintaining the specific object of analytical interest: the unconscious, explores other areas of relevance, of constitution and analysis of the unconscious.
We can trace this shift from the intrapsychic to the intersubjective, or as Kaës would say, from the ‘single’ subject to the ‘plural’ subject.
Research focuses on different spaces of the unconscious: the intrapsychic space, the intersubjective space and the trans-subjective space. Not only the study and research of the unconscious in these spaces, but also the articulation of spaces that are sources of suffering but also of possibilities for subjectivation. Consequently, the main focus is on the psychic work imposed on the subject by the bond.
Kaës’ proposal, meticulous and careful with respect to epistemic requirements, turns towards the analysis of the organisation of the bond in the intersubjective space, source and producer of the unconscious, and consequently of suffering.
Hence the proposal to deal with intersubjective articulations and multi-individual devices for the research and treatment of suffering.
Thus, one deals with the creation of ad hoc devices of care, the ‘artefactual’ devices of group therapy, just as one deals with the analysis of suffering in the bonds of couple, family, group and institutions. It seems to us, however, that these devices aim to deal with the unconscious produced by the needs of the bond, to analyse its contents and articulations.
Basically, the extension of psychoanalysis maintains its object of investigation: the unconscious.
A different way of approaching suffering is advanced by Michele Minolli with the proposal of a meta-theoretical vision of the I-Subject.
Suffering is no longer attributed to intra-psychic needs in the conflict between biological instances and cultural needs, not even as a derivative of particular types of bonds, considered pathological, but a suffering connected to the unfolding of the life of the individual I-Subject and to the difficulty of actively dealing with one’s own existence and recognising oneself for what one is as a result of one’s own history and life process.
The proposal anchors the subject to its own configuration and process, respectfully accepting what it is in order to accompany it in recognising itself, but at the same time contemplates the possibility of accessing a different quality through active acceptance of its condition.
Caring for the subject and his suffering, does not lead one to deal with the unconscious or even with ties considered dysfunctional, but with a conceptual revolution, considers that ties are the ways that the subject has found to actualize himself and therefore have their own functionality for all contracting parties and participants.
Accompanying the subject to deal with his ties means accompanying him to deal with the implications of his own investments expressed in the ties. And this task can take place in many ways, from the individual relationship to the couple, family or group relationship.
In setting up a therapy group, the theoretical and epistemic apriori are fundamental and fall under the development of a setting that facilitates the working conditions for constructing shared languages, interactions, dynamics and investments: the heart of the birth of a group.
Equally important are the working rules of the setting to support a group that, after the initial organisation phase, allows each individual group member to come to terms with their own suffering and with the fallout of the implications of their ties, in the direction of sustaining a greater presence to themselves.
Clinical vignette

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